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Domande Frequenti

La prima seduta: cosa aspettarsi? 

La prima seduta è principalmente uno spazio di conoscenza reciproca. Solitamente viene chiesto alla persona di raccontare cosa l’ha portata a chiedere aiuto e quali difficoltà sta attraversando. Viene dato ampio spazio al suo punto di vista, al vissuto emotivo, ai bisogni e alle aspettative rispetto alla terapia. Lo psicologo ascolta, raccoglie le informazioni e, quando necessario, pone alcune domande di approfondimento per comprendere meglio gli aspetti più rilevanti della situazione. Verso la fine dell’incontro vengono spiegate e concordate le modalità di lavoro, come la frequenza delle sedute, gli aspetti organizzativi e i pagamenti. La prima seduta non è un “test”, ma un primo passo per capire se e come iniziare un percorso insieme.

Le sedute online funzionano come quelle in presenza? 

Sì, le consulenze psicologiche online sono supportate dalla ricerca scientifica, che ha mostrato come, nella maggior parte dei casi, l’efficacia della terapia non cambi rispetto agli incontri in presenza. La qualità della relazione terapeutica e del lavoro svolto rimane centrale anche a distanza. Esistono tuttavia alcune situazioni specifiche in cui la presenza fisica, il condividere lo stesso spazio e il contatto diretto possono avere un ruolo particolarmente importante nel processo terapeutico. La scelta tra online e presenza può quindi essere valutata insieme, tenendo conto delle esigenze della persona, del tipo di difficoltà e delle possibilità pratiche.

Come capisco se è lo psicologo giusto per me? 

È fondamentale chiedersi se lo psicologo incontrato è la persona giusta con cui lavorare. Da un lato è importante avere fiducia nella sua professionalità e preparazione, dall’altro è altrettanto essenziale sentirsi accolti, visti e rispettati sul piano umano, soprattutto in un momento di vulnerabilità. La relazione terapeutica è un elemento centrale della terapia, ma può richiedere un po’ di tempo per consolidarsi. Se inizialmente non si è del tutto convinti, può avere senso concedere qualche seduta alla relazione per permettere un reciproco assestamento e chiedersi se le esitazioni siano legate a una difficoltà generale nel fidarsi o nel mettersi in gioco in terapia, più che allo specifico professionista. Dopo alcune sedute dovrebbe diventare più chiaro se ci si sente a proprio agio e se si percepisce la possibilità di lavorare insieme. In caso contrario, è possibile parlarne apertamente con lo psicologo, confrontarsi e, se necessario, valutare un invio a un altro professionista.

Quando iniziare un percorso di supporto psicologico?

Chiedere aiuto non è semplice, soprattutto per chi dà molto valore all’autonomia o per chi fa fatica a fidarsi degli altri. A questo si aggiungono ancora oggi tabù e pregiudizi legati alla salute mentale, che possono rappresentare ulteriori ostacoli alla richiesta di supporto. È importante però ricordare che la salute mentale ha la stessa dignità e importanza della salute fisica: influisce profondamente sulla qualità della vita e, nel lungo periodo, anche sul benessere fisico. Lo psicologo è un professionista sanitario formato e specializzato nella salute mentale. Così come ci si rivolge a un dentista per un mal di denti senza pensarci troppo, allo stesso modo è legittimo chiedere aiuto psicologico quando si sta male o si sente di averne bisogno. Infine, è importante sottolineare che le consulenze psicologiche possono avere anche un ruolo preventivo. Non è necessario stare molto male per iniziare un percorso: può essere utile e auspicabile rivolgersi a uno psicologo anche quando si sente il desiderio o la curiosità di conoscersi e capirsi meglio, di riflettere su di sé e di essere supportati in alcuni passaggi di crescita psicologica.

Quale è la frequenza delle sedute e la durata del percorso?

Non è possibile stabilire a priori quanto durerà un percorso di supporto psicologico. La durata del percorso dipende da molte variabili, tra cui la risposta della persona alle sedute, il ritmo del lavoro e del cambiamento, la gravità e la complessità del disagio psicologico, così come eventuali fattori che possono intervenire nel corso del percorso e modificarne l’andamento. Per quanto riguarda la frequenza degli incontri, anche questa può variare in base a diversi fattori. Può dipendere dalla natura e dall’intensità delle difficoltà, ma anche da aspetti pratici e organizzativi, come gli impegni quotidiani e le possibilità economiche. Solitamente la frequenza è settimanale, ma in casi specifici è possibile concordare sedute a cadenza quindicinale oppure, al contrario, due incontri a settimana. In ogni caso, è importante sottolineare che le decisioni relative a durata e frequenza vengono sempre concordate insieme, tenendo conto sia del parere e dell’esperienza del professionista sia delle esigenze, preferenze e possibilità del paziente. Il percorso terapeutico è un lavoro condiviso, che si può adattare nel tempo.

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